Ovvietà e banalità sul treno

FacciaPennelloSono tornato! vi mancavo, vero? Vero!? Vero vero, lo so.

Sono mancato così tanto per semplice e pura pigrizia legata a un pizzico di rinnovo artistico. Dopo aver preso un pennello-penna e aver fatto diversi disegni, ho capito quanto sono bravo con strumenti nuovi, molto poco. Ecco a voi uno dei primi disegni in cui mi rispecchio per svariati motivi che non discuterò qui.

Or’ora torniamo alla ovvietà, come molti pendolari che usano il treno mi è stato chiesto se stavo occupando il posto al mio fianco, ed io dopo un’attenta analisi: piccolo e faccia da scemo, ho capito che mi avrebbe infastidito, quindi ho prontamente risposto di sì. Qualche secondo dopo un altro si è seduto senza chiedere niente. Adesso, non vorrei offendere faccetta scema che è rimasto momentaneamente deluso dalla mia risposta, ma se dai la possibilità a qualcuno di scegliere per te quel qualcuno scegliera il meglio per se stesso. Mentre l’altro, più furbo, si è semplicemente arrogato un su diritto. Quindi riflette: ad una domanda conseguono differenti risposte, ad ogni azione consegue una reazione e cosa ancora più importante, non si possono arrogare i propri diritti.

Un saluto speciale a tutti i miei seguitori!

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6 risposte a Ovvietà e banalità sul treno

  1. Se una ragazza è occupata, lo chiedo a lei, non alla persona che le siede più vicina in quel momento. Così, se un posto è occupato, io lo chiedo solo al posto che mi interessa.

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    • Mattia De Padova ha detto:

      Mi mancava la tua saggezza:) Il parlare seriamente di ovvietà è una attività che troppo spesso viene demigrata, negando il diletto a chi cerca di ovviare la noia, con l’ovvietà, ovviamente:P

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  2. E’ vero, la gente dimentica le cose che dovrebbero essere ovvie come parlare gentilmente con i sedili prima di sedersi. Ma oggi siamo tutti presi dagli smartphone.

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  3. ysingrinus ha detto:

    Ottimo disegno e buono spunto di riflessione. Spunto che vedo che il minimalista ha già abilmente sviscerato. Cioè, non è che ha sviscerato nel senso che ha rimosso le viscere alla riflessione, perché le riflessioni, non essendo altro che astrazioni sono sprovviste di qualsiasi organo.

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